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Informazioni legali

Pagina a cura della Dott.ssa PAOLA  SPADINI

Informazioni legali

LA SEPARAZIONE PERSONALE
L’ordinamento giuridico Italiano prevede la separazione consensuale e la separazione giudiziale per le quali è sempre necessaria l’assistenza tecnica legale.

LA SEPARAZIONE CONSENSUALE
Prevede l’accordo dei coniugi relativamente a:

  • affidamento dei figli minori;
  • diritto di mantenimento dei figli e del coniuge;
  • assegnazione della casa familiare.

LA SEPARAZIONE GIUDIZIALE
È necessaria quando i coniugi non sono in grado di trovare un accordo e uno dei due è costretto a rivolgersi all’autorità giudiziaria competente per fare valere le proprie ragioni relativamente al fallimento del matrimonio. Con questa procedura sarà il Tribunale che regolerà i rapporti fra gli ex coniugi anche relativamente ai figli. La separazione che ha inizio come giudiziale, può essere trasformata in ogni momento in separazione consensuale.

DIVORZIO

Per il nostro ordinamento dopo la separazione è necessario chiedere il divorzio perché cessi ogni conseguenza giuridica del matrimonio fra i coniugi. Il provvedimento può essere avviato solo dopo tre anni dall’udienza di comparizione davanti al Presidente del Tribunale a cui si è presentato il ricorso per la separazione.

Il divorzio può essere congiunto se vi è l’accordo fra i coniugi; in caso contrario il divorzio sarà giudiziale.

Quando la coppia non è sposata ma vi è una convivenza, per i rapporti tra i conviventi o si devono regolare affidamento e mantenimento dei minori, la competenza è del Tribunale per i minorenni.

POSSIBILI FATTISPECIE CRIMINOSE
Spesso la donna subisce da parte di altri soggetti, uomini o donne che siano, all’interno della famiglia e non, comportamenti e/o situazioni in cui si ravvisano gli elementi di veri e propri reati, perché dette condotte vengano punite è necessario che l’autorità giudiziaria ne venga a conoscenza.

Con DENUNCIA se è un reato procedibile d’ufficio, pertanto il soggetto che abbia notizia di un reato procedibile d’ufficio può farne denuncia alla Polizia Giudiziaria (Polizia di Stato, Carabinieri, ecc…) o direttamente al Pubblico Ministero.

Con QUERELA se è un reato non procedibile d’ufficio; in questo caso la parte offesa proporrà la querela nei confronti di chi ha commesso il reato azionando così una serie di meccanismi che porteranno a celebrare il processo e sanzionare il colpevole. La querela può essere presentata presso la Procura della Repubblica o presso la Polizia Giudiziaria (Polizia di Stato, Carabinieri, ecc….) e deve essere proposta entro novanta giorni dal fatto, può essere rimessa in qualsiasi momento.

Di seguito verrà fatta una breve panoramica sui reati più diffusi e problematici:

LA VIOLENZA SESSUALE art. 609 bis c.p. (“ Chiunque con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità, costringe taluno a compiere o subire atti sessuali è punito con la reclusione da 5 a 10 anni”).

Perché la giustizia possa fare il suo corso è necessario che chi subisce una violenza sessuale faccia querela entro 6 mesi dall’accaduto. La particolarità di questa fattispecie di reato sta nel fatto che la querela, una volta presentata, non è più revocabile. È possibile che si proceda d’ufficio:

  • se la violenza è commessa in danno a persona minore degli anni 18;
  • se il fatto è commesso dall’ascendente, dal genitore, anche adottivo, o dal di lui convivente, dal tutore ovvero da altra persona cui il minore è affidato per ragioni di cura, educazione, istruzione, vigilanza o custodia o che abbia con esso una relazione di convivenza;
  • se il fatto è commesso da un Pubblico Ufficiale o da un incaricato di Pubblico Servizio nell’esercizio delle proprie funzioni;
  • se il fatto è connesso con un altro delitto deve precedersi d’ufficio;
  • se l’atto sessuale è consumato con persona minore di anni 10;
  • nell’ipotesi di violenza sessuale commessa da 2 o più persone;

PERCOSSE Art. 581 c.p. È punito chiunque percuote taluno, se dal fatto non deriva una malattia nel corpo o nella mente. Ad integrare il delitto di percosse è sufficiente la produzione, con qualunque mezzo, di sensazioni dolorose. È un reato procedibile a querela della parte offesa. È competente per la decisione il Giudice di Pace e prevede una sanzione pecuniaria.

LESIONI PERSONALI Art 582 c.p. (“Chiunque cagioni ad alcuno una lesione personale, dalla quale deriva una malattia nel corpo o nella mente, è punito con la reclusione da 3 mesi a 3 anni.”). Si perfeziona detto delitto quando la conseguenza è una malattia che colpisce il corpo o la mente e quindi è sufficiente qualsiasi violenta manomissione fisica dell’altrui persona. Nei casi meno gravi è perseguibile a querela della persona offesa, negli altri invece, è perseguibile d’ufficio. È competente a decidere il Giudice di Pace quando la lesione è lieve, il Tribunale Monocratico quando è grave, nel primo caso è prevista una sanzione pecuniaria, nel secondo la reclusione.

MALTRATTAMENTI IN FAMIGLIA E VERSO I FANCIULLI Art. 572. c.p. Il reato si configura quando vi siano una serie di condotte continuate nel tempo, quali percosse, ingiurie, lesioni, atti di umiliazione,ecc., che causano sofferenze morali e/o fisiche poste in essere all’interno della famiglia o verso soggetti affidati per ragione di educazione, istruzione, cura, vigilanza, ecc. Il reato è procedibile d’ufficio e decide il Tribunale monocratico o nelle situazioni più gravi decide il Tribunale collegiale. Nel caso il reo venga colto in flagranza di reato è obbligatorio l’arresto.

VIOLAZIONE DEGLI OBBLIGHI DI ASSISTENZA FAMILIARE Art 570 c.p. La norma prevede che “Chiunque, abbandonando il domicilio domestico, o comunque serbando una condotta contraria all’ordine o alla morale delle famiglie, si sottrae agli obblighi di assistenza inerenti alla potestà di genitore, o alla qualità di coniuge, è punito con la reclusione fino ad un anno o con la multa da euro 103,00 ad euro 1.032,00. Il reato è perseguibile a querela della persona offesa nei casi meno gravi, è invece procedibile d’ufficio quando la parte offesa è minore o inabile al lavoro.

ATTI PERSECUTORI (STALKING) Art.612bis Lo stalking è entrato a far parte del nostro ordinamento con il decreto legge 23 febbraio 2009, n.11 (convertito in legge 23 aprile 2009 n.38), che ha introdotto all’art. 612 bis c.p. il reato di “atti persecutori”, espressione con cui si è tradotto il termine di origine anglosassone to stalk, (letteralmente “fare la posta”), con il quale si vuol far riferimento a quelle condotte persecutorie e di interferenza nella vita privata di una persona.

La condotta è costituita dalla reiterazione di minacce o di molestie e la peculiarità della ripetizione di dette condotte porta ad affermare che si tratti di reato abituale. Detti comportamenti devono determinare nella persona offesa un “perdurante e grave stato di ansia o di paura”, ovvero un fondato timore per la propria incolumità o per quella di persone a lei vicine, oppure costringerla ad alterare le proprie abitudini di vita. Ulteriore elemento costitutivo della fattispecie è dato dal fatto che le molestie o le minacce debbano succedersi in un lasso di tempo non meglio precisato, ma sufficiente perché detti eventi si producano. Il reato è procedibile a querela di parte, la cui remissione è consentita solo dinnanzi all’autorità giudiziaria procedente, nel caso in cui le condotte persecutorie si realizzino attraverso minacce reiterate gravi la querela diviene irrevocabile. Nel caso il reo venga colto in flagranza di reato è obbligatorio l’arresto.

Nel caso vi siano abusi familiari e/o violenze gravi all’interno delle mura domestiche il legislatore ha previsto la possibilità di tutelare i soggetti deboli attraverso gli ordini di protezione in sede civile e con la misura cautelare dell’allontanamento dalla casa familiare in sede penale.

ORDINI DI PROTEZIONE CONTRO GLI ABUSI FAMILIARI Art.342bis e 342ter c.c. La norma prevede che il giudice, su istanza di parte rivolta al Tribunale del luogo di propria residenza, adotti un provvedimento con cui ordina la cessazione delle condotte poste in essere dal coniuge o di altro convivente che siano causa di grave pregiudizio all’integrità fisica o morale dell’istante (quali ad esempio violente aggressioni fisiche o verbali, minacce di mali ingiusti, ecc.) e ordina l’allontanamento dalla casa familiare. Il Giudice nel medesimo provvedimento può, in via accessoria: prescrivere all’autore della condotta di non avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dalla vittima, di altri prossimi congiunti o altre persone ed in prossimità dei luoghi di istruzione dei figli della coppia; chiedere l’intervento dei servizi sociali, di un centro di mediazione familiare o di associazioni per il sostegno e l’accoglienza di donne, minori o di vittime di abusi e maltrattamenti; disporre il pagamento periodico di un assegno a favore delle persone conviventi che, per effetto dell’allontanamento del reo, rimangono prive di mezzi adeguati, fissando modalità e termini e, ove necessario, disponendo il versamento della somma all’avente diritto da parte del datore di lavoro. L’istanza può essere proposta dall’interessato anche senza l’assistenza di un avvocato, anche nel caso sia già stata depositata una domanda di separazione o divorzio purché non vi sia stata l’udienza di comparizione personale dei coniugi avanti il Presidente del tribunale. La durata dell’ordine di protezione non può essere superiore ad un anno e può essere prorogata una sola volta, se richiesto dalla parte istante in presenza di gravi motivi e per il tempo strettamente necessario.

ALLONTANAMENTO DALLA CASA FAMILIARE Art.282bis c.p.p. La misura cautelare dell’allontanamento dalla casa familiare può essere disposto dal giudice nel caso di sussistenza di determinate fattispecie di reato (quali ad esempio la violazione degli obblighi di assistenza familiare art.570 c.p., abuso dei mezzi di correzione o di disciplina art.571c.p., violenza sessuale art.609bis c.p., lesioni personali art.582 quando è procedibile d’ufficio o vi sono lesioni aggravate, ecc.). Con il provvedimento che dispone l’allontanamento il giudice prescrive al reo di lasciare immediatamente la casa familiare, ovvero di non farvi rientro. Il giudice, qualora vi siano esigenze di tutela dell’incolumità della persona offesa, può prescrivere al reo di non avvicinarsi a luoghi determinati abitualmente frequentati dalla persona offesa. Inoltre, il giudice, su richiesta del pubblico ministero può ingiungere il pagamento periodico di un assegno a favore delle persone conviventi che, per effetto della misura cautelare disposta, rimangono prive di mezzi adeguati. È stata inoltre prevista la possibilità di adottare le modalità di controllo previste all’art.275 bis c.p.p. (c.d. braccialetto elettronico).

GRATUITO PATROCINIO

E’ utile ricordare che le persone in difficoltà economiche possono usufruire di un legale che verrà pagato dallo Stato in presenza di un reddito lordo personale di € 11.369,24; il reddito si cumula con i redditi degli altri componenti del nucleo familiare. Le vittime di stalking, maltrattamenti in famiglia e mutilazioni genitali femminili potranno essere ammesse al gratuito patrocinio senza limiti di reddito.

Si tiene conto del solo reddito personale quando sono oggetto della causa diritti della personalità, ovvero nei processi in cui gli interessi del richiedente sono in conflitto con quelli degli altri componenti il nucleo familiare con lui conviventi. Per l’ottenimento del Gratuito Patrocinio è possibile rivolgersi all’Ordine degli Avvocati che ha sede presso il Tribunale Ordinario dove è presente un elenco degli Avvocati iscritti, che hanno i requisiti per fornire assistenza e per la presentazione della domanda.